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Enogastronomia

Fare rete conviene: i numeri lo dimostrano

Fare rete conviene: i numeri lo dimostrano

Nel 2023 i consumi globali di vino sono scesi ai livelli più bassi dal 1961. Una cifra che avrebbe potuto pesare come una sentenza. Eppure, nello stesso periodo, le cantine italiane che avevano investito in ospitalità enoturistica registravano utili in crescita e una produttività superiore del 33% rispetto a chi aveva tenuto la rotta tradizionale. Lo dice il rapporto Quando il vino incontra il turismo, firmato da Roberta Garibaldi in collaborazione con SRM Centro Studi e presentato a Hospitality Riva del Garda nel febbraio 2026.

La conclusione che emerge dal documento è concreta: il futuro economico di chi produce vino non passa solo dalla bottiglia.

Il rapporto Garibaldi/SRM è costruito su un campione di 200 imprese e offre numeri precisi. Nel 2024, il ROE mediano delle aziende che hanno investito in enoturismo si attestava all'1,7%. Per chi non aveva investito, il valore era prossimo allo zero. La produttività per addetto raccontava la stessa storia: 70.000 euro contro 52.000. Sulla crescita dei ricavi nel quinquennio 2019-2024, il divario era di oltre cinque punti percentuali: +18,4% contro +13,1%.

Le aziende che avevano puntato sull'ospitalità in modo più strutturato mostravano risultati ancora più netti: 75.890 euro di produttività per addetto e una crescita dei ricavi del 27%. Il 77% delle imprese enoturistiche ha investito nel triennio 2022-2024, una quota superiore persino a quella del comparto alberghiero, tradizionalmente considerato il settore dell'accoglienza per eccellenza.

Per il triennio 2025-2027, il 53% delle imprese del settore prevede nuovi investimenti, con attenzione crescente verso formazione, digitale e sostenibilità.

Perché lavorare insieme fa la differenza

Un enoturista arriva con aspettative precise: vuole la degustazione, il pranzo, una bottiglia buona e magari un litro d'olio da portare a casa. Vuole una camminata tra i vigneti e un posto dove dormire che abbia senso rispetto al territorio che ha scelto. Se ogni azienda lavora per conto proprio, il turista finisce la prima tappa e riparte, perché non trova continuità.

Se le aziende costruiscono un'offerta condivisa, con itinerari integrati e proposte complementari, lo stesso turista rimane più a lungo, distribuisce la sua spesa su più categorie e poi racconta l'esperienza. Quella è la differenza tra un visitatore e un ambasciatore del territorio.

I dati dell'Osservatorio Wine Suite presentati a Vinitaly Tourism il 15 aprile 2026 confermano la direzione: quasi la metà delle cantine italiane, il 49%, registra un impatto diretto dell'enoturismo fino al 30% del proprio profitto aziendale. Per il 18% delle imprese, l'incoming turistico supera il 60% del margine. Le vendite dirette in cantina sono cresciute del 18,8% nel 2025 rispetto all'anno precedente.

La Valpantena e la rete che sta crescendo

La Valpantena ha il territorio, le aziende e il progetto. Il mercato è disposto a venire, restare e tornare. La condizione è che l'offerta sia visibile, accessibile e riconoscibile come sistema. Fare rete non è una scelta ideale ma una scelta economica. I numeri lo confermano.